Max Gunther
Condensato
da ‘The Luck Factor’
1977’ by Max Gunther
Fortunati si diventa
…specie se uno sa per quale verso prendere la ” dea bendata”.
Negli ultimi 20 anni
ho rivolto questa domanda a più di 1000
persone: che cosa fanno i fortunati che gli sfortunati non fanno?
Le risposte mi hanno portato
a concludere che cinque caratteristiche principali distinguono i fortunati
dagli sfortunati. E sono convinto che moltissime persone
potrebbero avere più fortuna se si
preoccupassero di acquisire queste caratteristiche. Eccole:
1.
Stringere molte amicizie. In genere
le persone più fortunate hanno
molti amici e conoscenti.William Battalia, un consulente che procura dirigenti a imprese pubbliche e private e che pertanto
fa la fortuna di molte persone
assicurando loro impieghi assai redditizi,ha analizzato il concorso di
circostanze che di volta in volta gli ha
permesso di incontrare i candidati che andava cercando: nella maggior parte
dei casi, li ha trovati grazie al loro giro di conoscenze.
“Le persone fortunate sono socievoli” dice
Battalia.”Fanno di tutto per essere affabili.Parlano con gli sconosciuti.Sono
sempre pronte a far parte d’un gruppo, a incontrarsi con gli altri, a far loro un’ accoglienza cordiale.In treno attaccano
discorso con l’ uomo che siede loro accanto”.Lo psichiatra Stephen Barret afferma che i
fortunati non solo hanno il dono di
stabilire subito rapporti amichevoli con il prossimo, ma
possiedono anche un certo magnetismo che attira
le manifestazioni di amicizie altrui. Barrett lo definisce un ‘campo di comunicazione’. Egli è convinto
che l’ espressione del volto,il portamento,il tono di voce, la
scelta delle parole e lo sguardo creino un campo di comunicazione che gli altri avvertono
chiaramente.
“Di
solito sappiamo per istinto se riusciamo
simpatici a qualcuno o no” dice Barrett.
“Ci accorgiamo subito se una persona
mai vista prima starebbe volentieri in nostra compagnia. Le persone
fortunate emettono impulsi invitanti, che ci fanno sentire a ostro agio.
“
Quanto più estesa è la nostra rete di amicizie,tanto più aumentano
per voi le probabilità di trovare
l’ occasione che aspettate. L’
attore Kirk Douglas, per esempio, riuscì a ottenere la sua prima parte di
rilievo perché conosceva Laurenn Bacall,a quel tempo non ancora famosa. L’ attrice non era che una delle molte persone con le quali
il giovane e socievole
Douglas aveva stretto amicizia. Ma diventando amico di molti egli aveva
accresciuto le probabilità di incontrare una Bacall capace di essergli di
aiuto.
2.
Rispettate
le intuizioni.
L’ intuizione è una conclusione basata su dati
di fatto da voi osservati, immagazzinati
ed elaborati accuratamente, anche
se degli stessi non vi rendete conto perché il processo di assorbimento è
avvenuto a livello inconscio.
Il re degli alberghi Conrad Hilton
doveva in parte il suo immenso successo a un finissimo intuito. Una volta
partecipò alla vendita all’ asta di un vecchio albergo di Ghicago .
Tutte le offerte, fatte in busta chiusa, sarebbero state aperte
un certo giorno e, poco prima della scadenza, Hilton presentò la
sua: 140 milioni e 250.000 lire.
Quella sera andò a letto con un
vago senso di inquietitudine e si svegliò
con il netto presentimento
che la sua offerta non gli avrebbe fatto vincere l’asta. “Non mi sembrava giusta” disse in seguito. Ubbidendo a un’ intuizione, presentò un’ altra offerta: 153
milioni di lire. Fu la più alta. Quella immediatamente inferiore
alla sua era di 152 milioni e
830.000 lire! L’
intuizione di Hilton derivava forse dall’ analisi inconsapevole
che si erano accumulati nei recessi della sua mente. Hilton era diventato
proprietario di un albergo in giovane età, e da allora non aveva
fatto altro che imparare tutto
quello che c’ era da sapere sull’industria alberghiera. Inoltre , al momento di sottoporre la sua offerta per l’ albergo di Chicago, conosceva di certo molte cose sui
probabili competitori, anche se non
riusciva a metterle
completamente fuoco. Mentre formulava l’ offerta in base ai dati che gli erano noti, il suo inconscio
frugava nella grande riserva di
altri fatti e arrivava alla
conclusione che quei soldi non bastavano per vincere
l’ asta. Si fidò del suo intuito ed ebbe ragione.
Come si fa a sapere se ci si può fidare dell’ intuito? Dice una persona che
se ne intende, un agente di cambio ora a
riposo: “Mi chiedo: è possibile
che abbia raccolto dati su
questa situazione senza rendermene conto? Ho cercato
di sapere tutto quello che
potevo, ho fatto tutto il lavoro di indagine possibile? Se la risposta è positiva e sento che la mia intuizione è valida, la seguo . “
Due
raccomandazioni. Anzitutto , non fidatevi
dell’ intuito quando si
tratta di lotterie o giochi d’ azzardo.
Non è possibile che le intuizioni emergano
da una riserva di dati di fatto sepolti dentro di voi, perché in questi casi non esistono
dati di fatto.
In secondo luogo, non l’
intuizione con la speranza. Molte intuizioni non sono che
desideri sotto mentite spoglie .
3.
Siate audaci.
“La fortuna aiuta gli audaci “
dice il proverbio. E’ probabile
che la fortuna generi audacia, ma
è anche vero che l’audacia
propizia la fortuna. Per agire
da coraggiosi, seguiti questi consigli:
·
Siate pronti ad invertire la rotta, a prendere una nuova
strada quando vi si presenta una buona occasione.
·
Sappiate distinguere
tra audacia e avventatezza. Se rischiate
tutti i vostri risparmi in un
affare che vi sembra strepitoso correndo il pericolo
di perdere tutto, questa è avventatezza. Se accettate
un lavoro interessante, anche se v’ intimorisce il pensiero
di avventurarvi in un campo
nuovo, questa è audacia.
Il miliardario Paul Getty, uomo straordinariamente
fortunato, prese e abbandonò
più di una strada nei suoi
giovani anni. S’ iscrisse all’ università con l’ idea di diventare scrittore. Poi decise
di entrare in diplomazia. Finita l’ università, però si sentì
attratto dal boom del petrolio nell’ Oklahoma, che stava facendo la ricchezza
di suo padre. L’ industria petrolifera non era proprio la sua vocazione,
ma il giovane Paul si sentì spinto ad accantonare la
carriera diplomatica e
tentare la sorte come prospettore petrolifero.
Mise insieme un po’ di soldi lavorando nei pozzi di petrolio scoperti da altri prospettori come lui. Il giovsne
Getty era audace, ma non era avventato.
Non s’ imbarcava mai in un’ impresa che, se fosse andata male,
avrebbe comportato una perdita di denaro
tale da metterlo in serie difficoltà. Le
sue prime iniziative fallirono. Ma
infine,nel 1916, trovò un pozzo
che produceva in quantità. Fu il primo passo verso la ricchezza, e Getty aveva solo 23 anni.
Fortunato? Certo. Ma Getty
meritava di esserlo. Aveva fatto
tutto nel modo giusto. Come poteva
sapere che il pozzo avrebbe
reso bene? Non lo sapeva,
benché avesse raccolto
tutti i possibili dati di
fatto. “ Un po’ di merito va ascritto
sempre alla fortuna “ diceva “ e si deve imparare a credere
in essa e ad accettare il rischio. SE uno vuole sicuro al 100
per cento finisce per bloccare
il proprio spirito di iniziativa.”
4.
Limitate le vostre perdite.
Le persone fortunate abbandonano in tempo la nave che
affonda. Può sembrare un’ ovvia misura
di sicurezza, ma molti – gli eterni sfortunati - non imparano mai quando è il caso di prenderla.
Quando ci si imbarca in un’ impresa
nata male, c’è quasi sempre
un momento – all’ inizio -
incuise ne può uscire
rimettendoci poco o niente. Ma quel momento passa in fretta. E, una volta passato, ci si trova dentro fino
al collo , e a volte per sempre.
Battalia cita un esempio di
sfortuna che si sarebbe potuto evitare. Un giovane chimico si era licenziato da una piccola impresa mineraria accettando un
lavoro più redditizio in una grossa
ditta cittadina. Sua moglie era
convinta che facesse uno sbaglio
e che non si sarebbe tovato bene in una grande città. Anche il precedente datore di lavoro pensa va che il giovane non si sarebbe adattato facilmente
all’ ambiente di una grande impresa. Dopo qualche mese il chimico si rese conto
che sua moglie e l’ ex principale avevano ragione. La vita nella metropoli non gli
piaceva. Inoltre il lavoro
e le prospettive erano molto
diversi da come se li era
immaginati. Sarebbe stato quello il momento di piantar tutto, ma il chimico
continuò a sperare che dopo un
brutto inizio le cose sarebbero
andate meglio. Quando infine capì
che le sue difficoltà non
erano transitorie, ormai non poteva più disimpegnarsi.
’
difficile dire “Mi ero sbagliato “. Difficile rinunciare a qualcosa
che ci è costata denaro, affetto, tempo fatiche,impegno.
Tuttavia, come diceva Gerald Loeb, uno
dei più abili e fortunati
speculatori di Borsa dei tempi recenti: -“Capire quand’è arrivato
il momento di vendere e avere il
coraggio di farlo è essenziale per
riuscire nella vita.”
Un banchiere svizzero
divenuto miliardario con la propria attività riassume
così la questione: -“Se fai il
tiro alla funr con una tigre e stai per avere
la peggio, molla la fune prima
che la tigre ti azzanni il braccio. La
fune puoi ricomprarla.” –
5.
Preparatevi ad
affrontare i problemi.
Quasi tutte le persone sono incline al pessimismo; lo difendono
e lo esercitano per evitare
che si intorpidisca.
Il pessimismo dei
fortunati può essere sintetizzato così: “ Se
qualcosa può andar male, andrà
male.” Non presumere mai di essere il beniamino
della fortuna. Non abbassare mai
la guardia.
Uno studio compiuto in Sud Africa sugli incidenti in cui rimanevano coinvolti gli autisti di mezzi pubblici ha rivelato
che i
guidatori con un numero
superiore al normale presentavano
come tratto predominante del loro
carattere un eccessivo ottimismo.
Il cattivo guidatore aveva troppa fiducia nelle proprie capacità, nel
buon senso e nella bravura degli
altri automobilisti, e nella fortuna.
Le
persone fortunate si rendono conto, molto più di quelle sfortunate, che nessuno è mai del tutto padrone
della propria vita. Se
insisti nell’ illusione di poterla sempre dominare, non ti prepari a difenderti dalla sfortuna, e quando ti colpisce, sei
troppo demoralizzato per reagire
in modo utile.
Le persone fortunate sono, per definizione, quelle predilette dalla
fortuna, ma uno dei motivi di questa
predilezione è che esse non
presumono mai di esserlo.
Condensato
da ‘The Luck Factor’
1977’ di Max Gunther
By
Dr. Mario Di Nunzio–www.psicologodinunzio.com