Analogia fra un Disturbo Ossessivo e un Trauma

C’è un’analogia fra un disturbo ossessivo e un trauma.

 Un Disturbo Ossessivo può essere una specie di trauma.

Una vicenda traumatica è un’ esperienza soggettiva terrificante.

Una devastante risposta del cervello umano in preda al terrore più sconvolgente.

Un trauma, un attacco di panico, il disturbo Post-Traumatico da Stress e un disturbo ossessivo hanno alcune importanti analogie nella sintomatologia: tutti presentano un avvio traumatico e cruento, pensieri e immagini della scena traumatica invasiva,ripetitiva e fuori controllo, con incremento dell’attenzione, ansia e paura.

Si tratta di sintomatologia involontaria, fuori controllo, causata dalle risposte automatiche del Sistema Nervoso Autonomo.

Lo smisurato livello d’ ansia causata dall’ evento traumatico  spingono il soggetto verso risposte automatiche, involontarie e resistenti.

Un trauma può essere causato da cause esterne all’ individuo ( incidenti, attentati, disastri e calamità naturali), ma anche  motivi interni ( sindrome psicopatologiche come un attacco di panico o l’inizio di un disturbo ossessivo).

Il modello di una stazione ferroviaria può rendere comprensibile la neurofisiologia e il funzionamento cerebrale di patologie come l’ansia, un trauma, un attacco di panico o un disturbo ossessivo.

NEUROFISIOLOGIA DELL’ ANSIA 

Immaginiamo il Sistema Nervoso Centrale come una immensa stazione ferroviaria.

In una mega–stazione ci sono binari su cui transitano costantemente convogli in arrivo, in stazionamento e in partenza.

Tutto il traffico viene regolato ed elaborato da un CAPOSTAZIONE  (l’ unità centrale di elaborazione o attenzione). In un tale sistema ci saranno dei binari principali, gerarchicamente superiori, aventi priorità assoluta (ad es.: le sensazioni dolorose), binari preferenziali (sensazioni di piacere), binari abituali maggiormente trafficati e quindi preferiti.

Il capostazione che smista il traffico è coadiuvato da una fitta rete che fa capo ad un sistema intelligente. E’ in grado di avviare i vari output di tipo motorio, sensazioni fisiologiche,copioni e programmi comportamentali.

La sua sede anatomica cerebrale può localizzarsi nel TALAMO.

Questa struttura è un grande centro di transito delle vie nervose, dirette sia alla corteccia che verso la periferia corporea.

Il capostazione,dal suo quadro comando, riceve tutti i segnali di Input, osserva se ha pronto degli schemi di comportamenti adatti, valuta se essi sono più o meno efficaci e dà l’ OK .

Come ogni stazione che si rispetti, ha a disposizione un sistema atto a far fronte alle situazioni di pericolo.

L’ emergenza viene eseguita dall’ IPOTALAMO.

Una situazione codificata “pericolo”, misto ad una mancanza di schemi comportamentali, creano le condizioni per far scattare un impulso al Sistema Nervoso Autonomo (S. N. A.).

Una mancanza di schemi comportamentali validi non trova sfogo, l’energia nervosa non può essere inviata in nessuna parte, l’output è bloccato. Si crea un blocco di energia che viene percepita come ansia e senso di pericolo.La “valutazione” del pericolo fa scattare l’ impulso nervoso al sistema d’ emergenza.

Tutte le vie  sbarrate devia l’ impulso nervoso verso l’ ultima porta rimasta: il sistema d’ emergenza.

La paura provoca sgomento perché ci trova impreparati: è improvvisa, è grande, è nuova o è insuperabile. In poche parole: non sappiamo cosa fare.

L’energia a disposizione non trova sfogo, è bloccata: l’unica strada aperta è l’ipotalamo o sistema d’ emergenza.

La valutazione del pericolo, captata dal capostazione, serve come start al S.N.A (o Sistema Nervoso Autonomo).

Una persona non consapevole di un certo pericolo non avrà mai paura. Senza questa valutazione cosciente, da parte del sistema cognitivo, non si creeranno mai le condizioni per far partire il programma ‘pericolo’ nell’ ipotalamo, come vedremo nel prossimo esempio.

Immaginiamo di percorrere una strada a scorrimento veloce, alla guida della nostra automobile.

Procediamo a velocità sostenuta, ma siamo abbastanza tranquilli. Il traffico è regolare in entrambe le direzioni di marcia.

La giornata è bella. Mentre guidiamo osserviamo il panorama familiare. I nostri pensieri flettono sui normali problemi personali, mentre in sottofondo la radio trasmette una piacevole musica.

Siamo tranquilli e niente ci sta preoccupando.

All’ improvviso da una strada laterale un auto sbuca fuori, si immette sulla nostra strada proprio davanti a noi senza rispettare lo STOP.

Una occhiata è bastata a farci valutare il pericolo. Dobbiamo fare qualcosa!

In un attimo, si valuta la situazione di estremo pericolo e le possibilità di azione, mentre una scarica nervosa raggiunge i centri d’emergenza del sistema nervoso simpatico.

La valutazione PERICOLO fa scattare un impulso d’ allarme che avvia il programma “EMERGENZA”.

La parte posteriore dell’ipotalamo è denominata ‘Sezione SIMPATICA’ del Sistema Nervoso Autonomo.

La sollecitazione di questa porzione del cervello avvia una serie di processi fisiologici che fanno entrare in stato di ALLARME.

Si ha uno sconvolgimento dello stato di quiete del tipo:

-aumento del battito cardiaco,
-aumento della pressione arteriosa,  
-aumento del flusso respiratorio,
-richiamo del sangue dalla periferia ai muscoli, 
-aumento della tensione muscolare,
-stimolazione della midollare del surrene,  
-stimolazione della corteccia surrenale,
-aumento della acuità visiva, 
-aumento  della sudorazione,  ecc., ecc. 

Questi sintomi  costituiscono la sensazione  ‘ANSIA’.

La parte anteriore dell’ ipotalamo è denominata ‘Sezione PARASIMPATICA’ del S.N.A.

Ha l’ effetto opposto della sintomatologia su riportata.

La sollecitazione di questa sezione provoca un:

-abbassamento dei battiti cardiaci e della pressione arteriosa,

-diminuzione e allungamento dei movimenti respiratori,

-allentamento della tensione muscolare,

-dirottamento del flusso sanguigno verso la pelle e l’ intestino,

-rilassamento viscerale,

-rilassamento generale,

-ecc, ecc.

Il programma è simile a quello dei computer: inizia, ma se tutti i chip o gli interruttori sono chiusi, il software, o il flusso di corrente, procede verso le uniche vie possibili.

 

Software PERICOLO:

Impatto con l’auto !

Si può fare qualcosa ? …  Si ? Esecuzione – Rilassamento

No

FRENARE ?               ….      Si ? “ Esecuzione – Rilassamento

No

SORPASSARE ?       ….       Si ?  Esegui

No

BUTTARSI LATERALMENTE ?…    Si ? Esegui !

No

SUONARE PER FARLO ACCOSTARE? …Si ? Esegui !

No,non serve

Dio! COSA POSSO FARE?       Nulla ?

P A N I C O ! !

In questa drammatica sequenza possiamo osservare che ogni azione non è ritenuta adatta ad evitare l’ impatto. Ogni passaggio non trova una via di uscita, se non quello di aumentare la sollecitazione del Sistema Nervoso Autonomo.

Lo stimolo nervoso si va man mano incrementando, ad ogni via chiusa, fino a mandare in TILT tutto il sistema.

Senza output, o comportamenti possibili, tutta l’ enorme energia messa a disposizione per far fronte al pericolo, verrà convogliata sull’unica via d’ uscita rimasta: il sistema d’ emergenza.

Quanta l’ energia è tanta, è possibile anche una tracimazione alla sezione parasimpatica vicina.Nel panico infatti,oltre alla forte tensione, si possono avere collassi,svenimenti, defecazione, minzione, etc.

Alla luce di quanto si è cercato di dire, possiamo considerare un TRAUMA come una fortissima sollecitazione della sezione simpatica dell’ ipotalamo.

Una sollecitazione di forte intensità comporta anche la sollecitazione della sezione parasimpatica con coinvolgimento del sistema motorio, cognitivo ed emotivo.

Anche in queste condizioni di allerta entra in atto la VALUTAZIONE SOGGETTIVA del pericolo e la possibilità di intervento per gestire l’ emergenza.

Alla guida dell’ auto, dell’esempio precedente, vi può essere un neo-patentato col suo istruttore di scuola-guida. Di fronte allo spavento, l’ autocontrollo dell’ autista viene recuperato se il suo istruttore esclama :

” La macchina è lontana. Stai tranquillo. Puoi frenare !”.

Lo spavento deriva dalla auto-valutazione negativa del ragazzo ancora poco pratico della guida.

L’ aumento di esperienza farà aumentare la fiducia nei propri mezzi e creerà numerose vie d’ uscita di fronte a situazioni di pericolo.

Quando riteniamo di non avere più vie d’ uscita, l’ enorme energia messa a disposizione dal nostro cervello per il compimento dell’ atto, non trovando uno sbocco , trova sfogo nell’ ultima via rimasta: IL SISTEMA D’EMERGENZA o Sistema Neurovegetativo.

Il modello del CAPOSTAZIONE della stazione ferroviaria può spiegare, a mio giudizio, anche altri fenomeni psicologici.

Un pericoloso incidente stradale, un soldato che si trova in un contesto bellico, oppure trovarsi di fronte ad un evento calamitoso, come un terremoto, una inondazione, o un atto terroristico, ci fa vivere  il terrore del pericolo di perdere la vita.

Si vive un trauma, ossia siamo di fronte ad un evento superiore alla nostra capacità di problem solving.

Anche l’ inizio  di un attacco di panico o l’ inizio di una scena che dà origine ad un disturbo ossessivo è un evento traumatico perchè il contenuto fa immaginare le peggiori conseguenze.

Infatti è un sovraccarico energetico  del sistema della mente che dà origine ad una reazione ancestrale di pericolo, con forti reazioni automatiche, fuori dalla nostra capacità di controllo.

E’ la reazione automatica esagerata che si osserva negli attacchi di panico, nel Disturbo Post-Traumatico da Stress e nel pensiero intrusivo, ripetitivo e fuori controllo del Disturbo Ossessivo.

Le reazioni fisiologiche sono ampiamente fuori dallo nostro controllo volontario perchè il trauma induce quantità enorme di energia, che per effetto del blocco stimola la via ipotalamica, una via nervosa involontaria e di competenza del Sistema Nervoso Autonomo (S.N.A.).

Cercare di riprendere la calma, oppure cercare di avere controllo per bloccare le immagini ossessive dettate dalle immagini di pericolo  appare arduo e difficile, perchè le reazioni del corpo sono automatiche, con scarsa capacità di controllo sui sintomi.In queste situazioni serve poco far ragionare il cervello.

Si vive una forte condizione di pericolo tipo la condizione del neo patentato dell’ esempio riportato poc’anzi.

Nel DOC il problema ha inizio quasi sempre con un pensiero o un’ immagine del tipo:” E se perdo il controllo e commetto quest’azione scriteriata? (‘ammazzo qualcuno’, oppure: ‘mi scappa una parolaccia in chiesa’, oppure:’ho un immagini gay ‘, oppure: ‘Non sono sicuro di aver controllato bene, quindi..’.).

Secondo voi,  i  pensieri spaventosi,iniziali di un DOC,  non sono un trauma per la persona che la vive?

Forse bisogna riconsiderare alcuni metodi di trattamento degli attacchi di panico e Disturbo Ossessivo Compulsivo.

La terapia sul trauma e sul disturbo post-traumatico da stress di maggiore efficacia si chiama E.M.D.R.  Le applicazioni terapeutiche di questa modalità di terapia sono di provata efficacia sul disturbo post-traumatico da stress, ma si stanno realizzando  sperimentazioni anche sul D.O.C.  

La considerazione  del disturbo ossessivo come una forma di trauma è un concetto nuovo e abbastanza recente.

Le terapie energetiche come EMDR, E.F.T. (Emotional Freedom Therapy) e Tecniche di R.Q.I. , applicate non a livello sintomatologico, ma  in maniera corretta, cioè sulla fonte del trauma, può riequilibrare l’eccessiva emotività,  rielaborare e modificare le convinzioni erronee che mantengono in vita un disturbo ossessivo compulsivo.  

 

 

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Come nasce un DOC-Caso clinico

 

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