Paura e ossessione di essere lesbica

Paura e ossessione di essere lesbica: sintomi e cura

La paura di essere lesbica è una delle modalità espressive del DOC omosessuale.

Costituisce una delle tante tipologie di manifestazioni del disturbo ossessivo compulsivo.  In genere, la paura di poter essere lesbica assume la forma di pensieri intrusivi, immagini saffiche, dubbi sulla propria identità di genere e sensazioni fisiche.

Si accompagnano a sentimenti di ansia, angoscia, sensi di colpa, vergogna, depressione e valutazione di se stesse come riprovevoli ed immorali.

In genere, nella donna l’ inizio del DOC omosessuale può avere inizio in adolescenza e spesso si associa ad eventi casuali.

Lo spunto può essere,per esempio, la visione di una scena lesbo di  un film, oppure venire a conoscenza di conoscenti o donne famose che si dichiarano lesbiche,  oppure  la visione  di donne  in atteggiamenti intimi, etc. Questi fatti se accadono in un certo momento di stress o di fragilità possono innescare il dubbio sulla propria identità di genere.

Spesso, sulla scorta dell’evento attivante,  la vittima inizia a porsi domande di questo tipo: “ E’ se mi piacessero le donne? …Sono lesbica? Se mi vengono in mente questi pensieri vuol dire che “inconsciamente” sono lesbica?”.

Lpaura di poter essere lesbica è sempre accompagnato da un forte stato di disagio.

Per attenuare lo stato di angoscia la persona intraprende tutta una serie di strategie finalizzate a rassicurarsi rispetto al dubbio di poter essere lesbica, con dispendio di tempo e fatica.

Il pensiero ossessivo può essere innescato da eventi esterni o da “stimoli interni”.

La paura di essere  lesbica  può nascere anche in seguito ad uno stimolo che avvia il dubbio circa la propria identità sessuale come ad esempio, la vista casuale  di una bella ragazza, o una performance” sessuale insoddisfacente con un uomo, o una momentanea diminuzione dell’ attrazione per un uomo, che viene interpretata come una prova della propria omosessualità.

Per una ragazza sofferente di dubbi omosessuali, un periodo di intenso stress può rappresentare uno stimolo interno a questa forma di  DOC. In queste condizioni se c’è predisposizione ad disturbo ossessivo, se casualmente si sofferma a “fissare” un altra donna, questo semplice fatto può innescare  le seguenti valutazioni:  

Se l’ho guardata allora vuol dire che mi piace; se mi piace allora vuol dire che sono lesbica… essere lesbica  è qualcosa che non riesco assolutamente ad accettare… sarebbe un dramma.

A queste valutazioni seguono elevati livelli di ansia  e tentativi di alleviarla attraverso compulsioni e/o richieste di rassicurazioni, finalizzate a disconfermare il rischio intollerabile di essere  lesbica.

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Le compulsioni finalizzate a neutralizzare l’ansia di poter essere lesbica,  possono assumere varie modalità ma, in genere, si basano su ripetuti test controlli.

Chi è affetto di paura del DOC non accetta il minimo rischio ed ha quindi bisogno dell’assoluta certezza circa la propria identità sessuale. Il bisogno di sicurezza costituisce uno dei fattori principali  che pianifica il disturbo ossessivo compulsivo.

Una donna con il dubbio ossessivo di essere lesbica può mettere in  atto i seguenti rituali: può osservare accuratamente il suo corpo alla ricerca di sensazioni di eccitazione sessuale.

Anche sensazioni generiche, generate dall’ansia, se presenti, confermano l’allarme: “ Sento eccitazione guardando una donna… allora sono davvero lesbica. Questo non posso accettarlo!”, oppure “non provo nessuna eccitazione guardando donne … allora  sono eterosessuale”.

Spesso queste ricerche di rassicurazioni durano diverso tempo, assorbendo la persona in elaborazioni mentali interminabili e stressanti.

La donna in questione per finalità rassicuratorie, può ripercorrere la propria storia sessuale. Il suo dialogo interno sarà il seguente: “Sono sempre stata attratta da uomini… ho avuto rapporti sessuali solo con uomini quindi non sono lesbica”…

Può appigliarsi a teorie varie: “lesbiche si nasce…oppure si diventa in tenera età”.

Molto spesso le persone affette da doc sessuale passano parecchio tempo su internet alla ricerca di notizie che possono tranquillizzarle, anche se spesso l’effetto che ottiene è un incremento del dubbio.

Se provo piacere a far sesso con gli uomini allora non sono lesbica… al contrario, se non ho voglia o provo poco piacere vuol dire che c’è qualcosa che non va…allora sono lesbica”.

Spesso i rapporti con l’altro sesso vengono vissuti come test della propria identità di genere e quindi vengono iper investiti, non come forma di piacere ma prende funzioni diverse e più importanti. L’iperinvestimento della prestazione genera una marcata ansia anticipatoria che, a circolo vizioso, può disturbare la prestazione alimentando e/o confermando i dubbi circa il proprio lesbismo.

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In sostanza,  i rapporti sessuali con l’altro sesso non vengono vissuti con serenità ma in funzione di conferme o  disconferme.

Non è raro, infatti,  che, durante i rapporti,  queste persone siano completamente assorbiti dai propri dubbi,  perdendo di vista le necessità del partner.

In questa forma di disturbo ossessivo, il sesso spesso perde il suo valore gratificante per assumere il ruolo di  test. In queste condizioni un normale calo del desiderio o una prestazione non valutata all’altezza (  gli standard possono essere molto elevati) vengono inevitabilmente associate al dubbio di essere lesbica, escludendo altre ipotesi alternative quali possono essere lo stress, la stanchezza o altre condizioni fisiologiche.

Spesso, le persone con ossessioni sessuali evitano posti o situazioni ritenuti “ambigui” (palestre, saune, locali particolari, piscine etc.) per la paura di doversi confrontare con i propri dubbi.

Un aspetto significativo dell’ossessione di poter essere lesbica è che viene valutato e immaginato come qualcosa di assolutamente inaccettabile, invivibile, intollerabile.

Un giudizio che non viene espletato dalle persone realmente omosessuali. I veri omosessuali non hanno difficoltà ad accertarsi tali, il loro disagio deriva solo della nomea negativa della società.

Alle domande dello psicoterapeuta: “cosa cambierebbe nella tua vita se dovessi scoprire di essere lesbica”? Cosa ci sarebbe di cosi insopportabile? Come immagini la tua vita da lesbica, sarebbe davvero cosi terribile?”, le persona manifestano una scarsa conoscenza degli effetti della minaccia,  una specie di “buco nero”  non rappresentabile ma da evitare a tutti i costi.

Con il procedere della psicoterapia, questo scenario ombra, pian piano, acquista significato rispetto a particolari convinzioni,apprendimenti, eventi sensibilizzanti, ed esperienze, che hanno strutturato la “ credenza” personale della drammaticità dell’essere lesbiche.

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Per quanto concerne la cura,  gli studi di efficacia hanno dimostrato che la psicoterapia cognitivo comportamentale, da sola o associata ai farmaci,  è considerata il trattamento d’elezione per il disturbo ossessivo compulsivo.

Fondamentale, ai fini della cura, risulta la ristrutturazione delle “credenze” ( come si sono formate? da chi sono state inculcate?  da quali esperienze sono state confermate? etc.)  che fanno percepire l’essere lesbica come “la fine del mondo”.

Spesso le persone con questo tipo di DOC  manifestano una profonda paura per la critica, il rimprovero,  il disprezzo, l’umiliazione che minacciano la loro rappresentazione di persone accettate e degne di essere amate.

In questo senso, la psicoterapia ha il compito di ridefinire l’autostima del soggetto al fine di ridurre l’impatto che il giudizio degli altri ( fattore di vulnerabilità) ha sulla propria auto-accettazione e autostima.

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