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Attacchi di panico: cosa li scatena e come vincerli.
Un attacco di panico può arrivare all’improvviso e provocare una paura fortissima. Il cuore accelera, il respiro diventa difficile, compaiono
vertigini, tremori, sudorazione, senso di soffocamento. Si può avere paura di perdere il controllo, svenire, impazzire o perfino morire.
Dopo il primo episodio, spesso nasce un’altra paura: che l’attacco di panico possa tornare.
La persona comincia allora a controllare il proprio corpo, evita determinati luoghi, preferisce non allontanarsi da casa o cerca di avere sempre qualcuno vicino. Progressivamente, la paura del panico può diventare quasi più limitante del panico stesso.
Ma perché si verificano gli attacchi di panico?
La Terapia della Coerenza, sviluppata da Bruce Ecker e collaboratori, propone una prospettiva particolare: invece di considerare il sintomo soltanto come qualcosa da eliminare, cerca di comprendere perché il sistema emotivo della persona possa aver bisogno di produrlo.
L’attacco di panico non arriva necessariamente “senza motivo”
Chi soffre di panico dice spesso:
«Stavo bene e improvvisamente mi è venuto un attacco. Non c’era nessun motivo.»
Ed è proprio questa apparente assenza di spiegazione a rendere il panico ancora più spaventoso.
Secondo la Terapia della Coerenza, però, ciò che appare inspiegabile alla mente cosciente può avere un preciso significato ed una precisa logica emotiva profonda.
Il nostro cervello conserva memorie emotive costruite attraverso le esperienze della vita. Alcuni apprendimenti possono essere molto antichi e funzionare automaticamente, senza che ne siamo consapevoli.
Per questo la domanda terapeutica non è soltanto:
«Come faccio a controllare il panico?»
ma anche:
«Perché la mia mente e il mio sistema emotivo ha bisogno di attivare proprio quì un allarme così potente?»
Il panico può funzionare come un freno d’emergenza
Immaginiamo una persona che desidera diventare più autonoma: vuole andare a vivere da sola, trasferirsi, iniziare un nuovo lavoro o costruire una relazione stabile.
Proprio in quel periodo iniziano gli attacchi di panico.
Apparentemente non esiste alcun collegamento. Approfondendo la storia emotiva della persona, però, potrebbe emergere una convinzione inconscia come:
«Se divento autonoma, abbandonerò mia madre e lei soffrirà per colpa mia.»
Oppure:
«Se mi allontano dalla mia famiglia, resterò solo e senza protezione.»
A questo punto il panico acquista un significato diverso.
Se gli attacchi rendono impossibile guidare, viaggiare o allontanarsi da casa, la persona sarà costretta a rinunciare proprio a quell’autonomia che il suo sistema emotivo considera pericolosa.
Il panico può quindi funzionare, in alcuni casi, come un freno d’emergenza emotivo.
Quando il panico protegge dal conflitto
Consideriamo un’altra situazione.
Una persona vive da molto tempo in una relazione difficile o in un ambiente lavorativo opprimente. Vorrebbe protestare, dire di no, mettere dei limiti, ma ha imparato che manifestare rabbia può avere conseguenze pericolose.
Dentro di sé potrebbe essere attiva una convinzione del tipo:
«Se mi arrabbio, perderò l’amore degli altri.»
oppure:
«Se mi ribello, sarò rifiutato, perderò il lavoro e rimarrò solo.»
In questo caso il panico può comparire proprio nelle situazioni in cui la persona dovrebbe affermarsi, protestare o affrontare un conflitto.
Non significa che ogni attacco di panico nasconda rabbia repressa. La Terapia della Coerenza non utilizza interpretazioni prestabilite. Cerca invece di scoprire la specifica funzione che il sintomo possiede nella storia di quella particolare persona.
Quando il panico sembra dire: “Non posso continuare così”
Esiste un’altra possibile situazione.
Una persona continua un lavoro che detesta, una relazione diventata insostenibile oppure una condizione di vita che sente profondamente sbagliata, ma pensa:
«Devo resistere.»
«Non posso tirarmi indietro.»
«Non posso deludere gli altri.»
L’attacco di panico può comparire proprio nei momenti collegati a quella situazione: mentre è in famiglia, mentre si reca al lavoro, durante una riunione, in automobile o quando si trova con determinate persone.
Il sistema emotivo potrebbe avere costruito una necessità profonda:
«Devo fermarmi, perché continuare così è intollerabile.»
Il panico rende allora impossibile ciò che la persona, razionalmente, continua a obbligarsi a fare.
Dal sintomo alla sua funzione emotiva
Uno dei passaggi più importanti della Terapia della Coerenza consiste quindi nello scoprire la verità emotiva profonda o posizione pro-sintomo.
All’inizio la persona pensa comprensibilmente:
«Devo liberarmi da questi attacchi di panico.»
Successivamente, con la terapia, può arrivare a riconoscere qualcosa di sorprendente:
«Una parte profonda di me ha bisogno del panico perché crede che, senza di esso, accadrebbe qualcosa di ancora peggiore.»
Questo non significa voler avere il panico.
Significa scoprire l’apprendimento emotivo che rende il sintomo necessario.
Come si lavora sugli attacchi di panico con la Terapia della Coerenza?
Una volta scoperta la logica profonda del sintomo, il lavoro terapeutico procede verso un secondo obiettivo: trovare un’esperienza disconfermante, capace di contraddire quella vecchia conoscenza emotiva.
Per esempio:
«Se divento autonomo, perderò l’amore delle persone importanti»
può incontrare una nuova esperienza:
«Posso diventare autonomo senza perdere il loro affetto.»
Quando la vecchia convinzione emotiva viene riattivata e contemporaneamente incontra un’esperienza incompatibile, può prodursi un mismatch, conoscenza disconfermante, elemento centrale nel processo di riconsolidamento della memoria emotiva.
La vecchia conoscenza può così perdere la propria forza.
Ed è qui che cambia anche il rapporto con il sintomo.
L’obiettivo non è soltanto imparare a combattere il panico ogni volta che compare, ma arrivare alla radice della necessità emotiva che lo mantiene.
La domanda diventa allora:
«Che cosa teme il mio sistema emotivo che possa accadere se il panico non mi fermasse?»
A volte, proprio dietro questa domanda, può trovarsi una chiave importante per comprendere perché il panico continua a presentarsi e iniziare un percorso per
liberarsene.
Conclusione
Con la Terapia della Coerenza non si combatte il sintomo del panico, ma aiuta a comprendere la funzione profonda degli attacchi di panico; significa andare oltre il sintomo, scoprire la sua logica emotiva e lavorare affinché quella protezione non sia più necessaria.
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