Come nasce un DOC – Caso Clinico

Come nasce e si evolve nella mente un DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo).                                                      Relazione finale di una psicoterapia del disturbo ossessivo risolta con successo.


Caso clinico.
Il paziente è Oreste, 42 anni, impiegato. Arrivato in terapia per cercare sollievo al suo Disturbo Ossessivo di natura aggressiva.

Illustrazione del caso

Oreste è sposato e padre di due figli. Circa sei mesi dopo la nascita della sua bambina, Oreste ha cominciato a soffrire di idee fisse, immagini intrusive e ossessioni. Presentava paura di perdere il controllo e fare male alla bambina.

Oreste pativa terribilmente per quello che gli stava accadendo. Riteneva che le immagini del DOC sono inaccettabili, perché in netto contrasto con la sua natura di persona garbata, educata e responsabile. Certi pensieri sono inaccettabili, perché è orgoglioso di avere questa famiglia e questi figli. Questi timori erano così assurdi che faceva del tutto per contrastarli.

Oreste accetta la terapia e i consigli di non ingaggiare una lotta frontale col DOC. Praticamente non deve cercare di scacciare certi pensieri, ma anche accettare la loro presenza, non averne paura e lasciarseli scivolare addosso.

Purtroppo questo disturbo colpisce là dove teniamo di più. L’ansia che ne scaturisce fa immaginare le peggiori conseguenze.

Un modo per alleviare la sofferenza del DOC è quello di rendersi conto che a tutte le persone passano per la mente pensieri cattivi e inaccettabili. L’ unica differenza è che le persone normali (senza DOC) quando hanno certi pensieri così assurdi se li lasciano scivolare fuori in maniera innocua, senza preoccuparsene.

Storia Personale

Oreste anche in passato aveva sofferto di immagini e pensieri ossessivi:

alla nascita del primo figlio fu tormentato da pensieri e paura perdere il controllo dell’ auto, di sbandare o sterzare contro le auto che procedevano in senso inverso.

Da giovane aveva sofferto di paura e fissazione di essere un omosessuale.

Durante l’ infanzia e l’ adolescenza, per parecchi anni fu oggetto di derisione, scherzi e bullismo da parte di ragazzi più grandi che approfittavano del suo carattere timido e impacciato.

La rigida educazione ricevuta dalla famiglia, in modo particolare dal padre, aveva complicato il normale percorso di crescita e autonomia.

Ora assisteremo ad una delle fasi più importanti della terapia. In questa seduta è stata possibile comprendere come si forma e come nasce un Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).

Il paziente ci mostra un diario in cui riporta il suo problema di crescita e svincolo dalla famiglia d’origine.

Oreste:«Voglio narrare del passato, del mio passato: “La paura dell’autonomia”.

Il normale processo di pensare con la mia testa, rendermi autonomo e prendere iniziative veniva interamente contrastato.

Non sono stato incoraggiato, ma ostacolato, punito e scoraggiato da mio padre, che sempre mi ha considerato un bambino, o una persona incapace e insicura.

Ricordo con dispiacere le sue prese in giro, ogni volta che dicevo qualcosa; i suoi sfottò, le beffe e le le sue battute (Svegliati! Non comportarti come un frocio, come tuo zio!). Mio zio era una persona schernito da tutti, perché aveva comportamenti effeminati.

Quelle situazioni hanno piantato in me la convinzione che non dovevo mostrarmi debole. Non potevo prendere nemmeno iniziative, perché in qualsiasi modo mi comportavo mi beccavo sempre beffe e prese in giro.

Man mano mi rendevo conto e mi convincevo che anche una mia intraprendenza era considerata una ribellione nei suoi confronti. Ormai, in me c’era una specie di comando interno : ‘ogni iniziativa è vietata. I grandi si possono incazzare se agisco in maniera autonoma, se faccio di testa mia e la prendono come un’ opposizione nei loro confronti’.

Man mano che crescevo non sopportavo più questa situazione di obbedienza assoluta, senza poter fiatare o replicare. Dentro di me covavo tanta rabbia e impotenza.

Se provavo ad avere iniziative, se ero me stesso, se ero autonomo, se pensavo di testa mia, se non chiedevo più consigli o autorizzazioni, cominciavo a provare angoscia: sentivo come se loro potevano percepire i sentimenti negativi che covavo. Avevo tanta angoscia perché quel rifiuto mi sembrava che poteva significare desiderio di eliminazione. Era una cosa bruttissima, inaccettabile».

Per un bambino, secondo il linguaggio inconscio, avere sentimenti di eliminazione, può arrivare a significare desiderare di ‘togliere di mezzo’ quella situazione e quelle persone.

«Questa forse era l’ angoscia che vivevo: non sopportare più i rimproveri che ero un pappa molla, le strigliate e le prese in giro. Covavo rabbia, impotenza e rifiuto. Mi vergognavo e mi sentivo colpevole.

Era una cosa cattiva tentare di disubbidire, meglio assecondare. Se mi opponevo avevo angoscia, perchè mi sentivo solo e avevo paura di far male se ero solo, senza la protezione di un adulto’ ».

Man mano che Oreste cresceva viveva un conflitto: necessità di far vedere che non era un debole o un insicuro, contro la convinzione profonda della negatività di essere sicuro di sé, perché se diventava autonomo, se non chiedeva continuamente consigli sul da farsi, era come se desiderava fare a meno di lui. Il conflitto provocava un blocco sulle sue azioni, sul suo comportamento e, quindi, timidezza.

«Mi sembrava che non ascoltarlo, metterlo da parte, avere desiderio di essere libero, fare a meno di lui, acquistava significato negativo di metterlo da parte. Se facevo così subivo le conseguenze e i suoi ricatti.

Soffrivo e mi chiedevo: -Perchè mi devo sentire colpevole e vergognare di me stesso che non tollero le prese in giro?

Quello che voglio è che mi incoraggi in quello che faccio, o per lo meno non dica nulla e non mi canzoni sempre! Perchè mi sfotte per ogni cosa che dico? Ormai non so più come fare, cosa dire o come comportarmi! E’ meglio quando lui non c’è !!»

Terapeuta: “Oreste, ma volevi sopprimerlo? Eliminarlo?”

Oreste: «Non voglio intendere questo. Ma era una vita impossibile: sempre, anche nel corso degli anni successivi, appena dicevo qualcosa mi sfotteva. Se mi scopriva timido e taciturno mi rimproverava e mi faceva pesare la mia timidezza. Ero arrivato a odiare la mia insicurezza, ad osservarmi in tutto quello che facevo per dimostrargli che non ero ansioso, che non ero timido o insicuro.

Io avevo paura della mia ansia, ero ansioso della mia insicurezza e avevo paura di dimostrare paura».

Le ossessioni-mistero della mente umana«Ora sono un adulto ed ho una famiglia. Sono cresciuto psicologicamente Ma nonostante la psicoterapia che ho fatto e che mi ha aiutato ad acquistare più fiducia in me stesso, il rapporto con lui è molto migliorato, però c’è il genitore interno, il Super Io, che sta sempre lì ad osservarmi e a criticarmi.

Il genitore reale è tutt’ altra cosa. Ora i rapporti sono migliorati. Ho bisogno di lui, della sua esperienza, della sua presenza e affetto. Tuttora ammiro il suo modo di rapportarsi con gli altri e imparo da Lui come ci si comporta in certe circostanze.

Mi piacerebbe avere una sua rassicurazione, che non sto facendo male quando agisco di testa mia, quando sono una persona autonoma, che mi dicesse che sto facendo bene qualche volta; che non è arrabbiato se non l’ ascolto più, che non voglio più prendere sempre consigli; che non mi faccia pesare più che sono andato via di casa e che voglio bene a mia moglie (che non la pensa come mio padre ed è spesso in disaccordo con lui).

I sentimenti che provo è di fastidio, di risentimento. Però mi farebbe bene sapere che lui non è incazzato, che veda i miei risultati e che sto facendo bene. Non devo sentirmi colpevole se ho preso il volo e sono andato via di casa.

Sa una cosa dottore? Ho fatto gli esercizi di visualizzazione che mi ha consigliato. Ho immaginato mio padre che mi diceva: “ Di che ti preoccupi? Stai andando bene. Non ti manca niente!”

In seguito a queste visualizzazioni sono immediatamente scomparse le ossessioni!

E’ come se avessi pigiato un tasto.Vincere il disturbo ossessivo compulsivo Non ho più immagini ossessive!

Ora quando sto vicino alla bambina e qualche volta sento un po’ di ansia, è sufficiente che penso a mio padre che mi dice: “A te non manca nulla. Va bene come sei. Sono contento di te!”, allora mi passa l’ansia e quelle brutte immagini».

Oreste ora sta bene. Le sedute si sono diradate. Ci sentiamo di tanto in tanto.

Mi ha chiamato la scorsa settimana per un fatto nuovo, una ricaduta.

Ecco quanto mi ha detto: “Ieri stavo a casa, ero da solo, col cane. Ad un tratto ho realizzato che stavo da solo e mi è passato un pensiero terribile: di far male al cane.

Premetto che sono un animalista, che mi piacciono gli animali. Il mio cane è parte di me. Gli voglio un bene dell’ anima.

Mi sono spaventato. E’ tornata qualche brutta immagine, ma l’ ho eliminata con l’ immagine di mio padre che ho raccontato prima. Ero deluso di questa ricaduta,poi ho ripreso i procedimenti fatti con Lei in terapia ed ho cercato di capire il mio problema ossessivo.

Prima riflessione: ‘ Stavo da solo… Far male al mio cane… Che significa?

Dottore, forse significa che se sto solo posso far male a me stesso? Come quando da piccolo avevo paura di restare da solo allorquando mi trovavo senza una figura protettiva, e temevo di farmi male? Far male al mio cane è come far male a me stesso. … Se sto solo, senza una figura protettiva a fianco, posso ‘far male (agli altri)’ o mi posso far male. Questo è il passato che ritorna ?»

Considerazioni

Terapia Emdr
L’insicurezza e la timidezza di Oreste è facilmente comprensibile. Deriva dalla mancanza di incoraggiamenti, dai continui sfottò e prese in giro che impedivano l’ autostima, auto- accettazione e la conquista di una personalità autonoma e sicura.

Il senso di insicurezza agevolano la nascita di dubbi e incertezze. Nelle emozioni di Oreste c’era sconforto, rabbia e risentimento. La fragilità del carattere gli faceva temere paura di perdere il controllo..

La paura dell’ omosessualità sofferta in età giovanile derivava dalla obbligatorietà di dimostrare sicurezza, perchè suo padre considerava negativamente chi era debole, insicuro ed effeminato.

Per Oreste scoprirsi gay  alimentava il rischio di poter deludere gli altri. Non poteva permettersi di essere considerato diverso, fragile, debole, poco virile, una ‘checca o un ricchione’, come spesso lo apostrofava suo padre.

Questo può essere il motivo della fobia e DOC omosessuale.

Per questo disturbo, sofferto da 18 a 20 anni, Oreste aveva pensato seriamente al suicidio. La fortuna fu che scrisse una lettera ad uno psicologo. Questo professionista lo prese in cura gratuitamente e dopo un po’ di incontri cominciò a stare meglio.

Oreste mi riferisce di essere guarito dalla paura e dall’ ossessione dell’ omosessualità, dopo una domanda dello specialista: “Quanti rapporti omosessuali hai avuto?”

Terapia EmdrOreste: “Nessuno. A me piacciono le donne!!”- Con quelle frasi, dal carisma e dall’espressione rassicurante dello specialista si sentì fortemente confortato e non ebbe più dubbi sulla sua identità sessuale.

Il secondo episodio di sofferenza di Disturbo Ossessivo è avvenuto al momento della nascita del primo figlio.

Il disturbo si era manifestato sotto forma di ansie e paura di perdere il controllo. Il timore era di essere preso da un impulso improvviso, di perdere il controllo dell’ auto, e sterzare contro le macchine che sopravvenivano di fronte.

Aveva paura dei ponti per timore di impulsi improvvisi e buttarsi nel vuoto; paura dei viadotti e viaggi in autostrada.

Non ne ha sofferto molto, perche queste fobie potevano essere scansate, evitando di viaggiare sui ponti o in autostrada.

Questa è la differenza fra le fobie e le ossessioni: la fobia puoi evitarla, invece il DOC non puoi fuggirlo perché sei convinto che il pericolo è dentro di te.

Il DOC vero e proprio di Oreste è sorto in seguito ad un episodio avvenuto sei mesi dopo la nascita della bambina.

Si trovava da solo in casa. D’un tratto gli passò per la mente la paura che poteva perdere il controllo e colpirla con un pugno.

La sua convinzione era che lui stesso era un pericolo per la bambina; la sua mente si difendeva con l’aumento dell’attenzione, per paura di mollare il controllo.

Domanda

Con tali presupposti ci sono motivi per accendere un disturbo ossessivo in un uomo di 42 anni? Quale possono essere le cause e l’ origine ?

Possono essere i seguenti:

1) La negazione inconscia della crescita e dell’ autonomia.

L’autonomia si acquista quando si cresce e si diventa adulti. Il distacco avviene col lavoro, il matrimonio e la nascita dei figli.

Oreste ha sofferto il distacco. Si sentiva colpevole e insicuro di questo passaggio. A causa dell’educazione rigida ricevuta c’era la convinzione di incapacità, dubbi e paura di non essere capace, ‘paura di far male’ il suo compito di genitore, senso di colpa per l’abbandono dei consigli paterni.

La nascita dei figli segna la sua accettazione e fuga verso l’ autonomia, ritenuta poco gradita da suo padre.

Singolari comportamenti dei fumatoriGli esercizi di visualizzazione hanno creato il consenso paterno e reso possibile lo smantellamento del DOC.

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