Caso clinico di Giovanni T. – 46 anni

Il presente report è il resoconto della guarigione da un disturbo ossessivo-compulsivo attraverso una nuova tecnica di trattamento del disturbo ossessivo. La nuova metodologia è veloce e definitiva.  Non è un lavoro solo sul sintomo, ma soprattutto un’ indagine e un intervento sul significato profondo della patologia.

A differenza di molte altre tecniche che lavorano per eliminare la sintomatologia superficiale, questa metodica rispetta il sintomo perché considerato una comunicazione e una difesa sulla paura di perdere il controllo.

Caso clinico.  Giovanni T., un funzionario di banca di 46 anni, sposato, con due figli e  una buona posizione economica, chiede aiuto a causa del sintomatologia ossessiva che lo angustia da anni. Nonostante le cure farmacologiche e terapie  con altri specialisti, non aveva tratto grossi benefici. Arriva scoraggiato, con l’ idea dell’ ‘ultima spiaggia’.

Il problema di Giovanni è ampio perché al disturbo ossessivo ( D.O.C). si associavano sintomi fobici, ansia e depressione.

Soffriva di ansia continua e  di depressione, dubbi sulla possibilità di guarire, pessimismo sul futuro, sentimenti di abbattimento generalizzato e bisogno continuo di essere rassicurato.

Riferiva paura continua di sbagliare, di non ricordare, di non fare bene le cose, di fare delle scelte sbagliate e paura di avere un tracollo  economico.

Le sue sofferenze si manifestavano al  lavoro e in casa. Durante l’attività lavorativa era tormentato da incessante ansia di sbagliare, da un costante e continuo timore di non essere in grado di fronteggiare gli eventi, paura di dimenticare e di fare errori nelle operazioni bancarie. Temeva di essere criticato e giudicato male dai clienti.

In casa, Giovanni, era spesso agitato. Non era capace di godere di tranquilli momenti di riposo, non riusciva a rilassarsi, ma con la sensazione di dover fare sempre qualcosa.

Qualche volta provava paura di morire, di impazzire e di avere una seria malattia mentale.

Temeva di sbagliare nell’educare i figli, di fallire nelle scelte economiche e paura di un tracollo finanziario.

Cosa significava  tutto questo?

Giovanni era all’estremo delle forze, quasi alle soglie dell’esaurimento.  Lo sconforto iniziava fin dal mattino con i pensieri ossessivi di fare tutto e subito, di non fare ritardo al lavoro, di controllare e ricontrollare l’esattezza delle operazioni. In siffatti momenti, aumentava in maniera esagerata       l’ ipercontrollo, anche per timore di essere scoperto debole e insicuro.

Con l’aumento dell’ ansia  arrivavano anche  sensazioni come gli attacchi di panico, la paura di morire e l’agorafobia.

Lo stress e il senso di affaticamento  lo facevano sentire spossato e sconfortato.

Sul piano affettivo, Giovanni vive una normale vita familiare. Si appoggia molto a sua moglie. A volte ha esigenza di infrangere le sue regole ferree con qualche relazione extra e qualche visita in locali notturni.

Storia Personale.

Giovanni ha trascorso la sua infanzia in una famiglia di tipo allargata. Era composta da suo padre, sua madre, una sorella più piccola, uno zio non sposato, fratello del padre, e i nonni.

La madre aveva un carattere dominante, forte ed esigente. Suo padre, era un gran lavoratore, ma aveva un carattere debole. Spesso frequentava le cantine e beveva alcool.

Lo zio viveva con loro. Dirigeva la casa, dava direttive e imponeva il suo carattere.

Giovanni in quest’ambiente doveva ubbidire e non mostrare segni di debolezze. Spesso era costretto a fare da pacificatore nei litigi in famiglia e subìre i rimproveri che la madre destinava al padre.

Il timore familiare di quei tempi era di perdere prestigio e di non avere una buona reputazione sociale.

-Perché non si vince sul disturbo ossessivo?

-Soluzione

Finora le terapie sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo (D.O.C.) non hanno avuto un soddisfacente successo perché miravano alla sintomatologia superficiale.

Un attacco ai sintomi del paziente, attraverso consigli, forme di rassicurazioni, contrasto alle sue convinzioni, stop del pensiero, desensibilizzazione dell’ ansia, prescrizioni di sintomi, hanno un effetto limitato e di breve durata.

Il sintomo  serve a mantenere desta l’attenzione.  E’ estremamente efficace a creare evitamento  perche,  per paura di perdere il controllo, fa immaginare le peggiori conseguenze.

Per effetto del processo di generalizzazione, estensione  e diffusione del sintomo, si allontana dalla paura iniziale, fino a diventare incomprensibile.

Le sorgenti dell’ ansia sono altrove, nella storia passata del paziente.                   

La  cura deve perseguire  seguendo due percorsi: la costruzione di una mappa che va dai  sintomi  alla ricerca dei motivi profondi, che portano alla costruzione delle regole di comportamento ossessivo,  e l’intervento riparativo.

La regola che mantiene questa architettura nevrotica è la ricerca di perfezionismo (‘altrimenti succede qualcosa di terribile: il discredito del mio prestigio personale e familiare. Sarebbe terribile. Questo non deve mai accadere’).

Ma è realmente in pericolo il suo prestigio personale e sociale?

 No, quella è solo una sua convinzione che alimenta l’ ansia.   

Non è in pericolo il suo prestigio perché è una persona abile, capace e intelligente. Quindi non c’è alcun reale pericolo.     

Però ha delle insicurezze di fondo e dei ricordi che vanno a stimolare le memorie emozionali della caduta sociale.

Qual è allora un ricordo che spinge e sollecita al perfezionismo?

A tal proposito, Giovanni, riferisce del comportamento dello zio che durante l’infanzia spronava senza sosta e  incitava per evitare la caduta sociale, Questa regola familiare faceva provare a lui un senso di costrizione, una sensazione di essere costretto,senza potersi sottrarre e sfuggire.

Da fanciullo aveva scoperto che poteva evitare di affrontare le situazioni di ansia e di disagio, se si rifugiava in casa. In questo modo evitava le situazioni di ansie sociali se ‘tornava a casa a studiare’. La casa e lo studio era il suo luogo sicuro, il posto da raggiungere per evitare le insicurezze.

Le ansie e le paure adolescenziali di Giovanni non erano accettate perché lo facevano apparire debole come suo padre. Questo non era accettato da sua madre.

Faceva del tutto per evitare situazioni in cui si sentiva debole e insicuro o che potevano farlo apparire debole e insicuro. Giovanni evitava le situazioni sociali, la frequenza e l’ amicizia con coetanei maschili e femminili. Temeva il giudizio negativo e gli sfottò di altri coetanei.

La regola di non ‘essere debole come suo padre’ era un comandamento che governava la sua vita.

Le normali ansie e insicurezze adolescenziali erano segni negativi di esssere scoperto debole, insicuro e non all’ altezza. Giovanni non poteva accettarlo, perché era una cosa non accettata.

La paura di scoprirsi ‘Non Perfetto’e insicuro, si scontrava con la regola ‘Devo essere perfetto. Devo stare attento a non lasciar trapelare qualche mia insicurezza, altrimenti succede qualcosa di veramente brutto’ ( In passato le insicurezze provocavano le ire di sua madre). Se mi mostro timido e insicuro, ne va di mezzo il mio decoro sociale. Io devo essere perfetto’

Con il crescere dell’età e delle responsabilità, il ‘posto sicuro’ non è stato più efficace. Ora non poteva più scappare, perché aveva una famiglia da mantenere, un lavoro in banca da portare avanti, una fila di gente da soddisfare, un decoro sociale che doveva ‘per forza’ mantenere. Le responsabilità non permettevano di scappare per rifugiarsi nel suo posto sicuro(casa e studio) .

Il disturbo ossessivo di Giovanni si reggeva sui fantasmi del passato. La regola di fondo era: “Devo essere perfetto, bravo,in gamba, senza paure e senza insicurezze, perché le insicurezze non sono assolutamente accettate. Se sono insicuro non va bene. Se ho ansia non va bene. Se non sono perfetto non va bene.”

L’ossessione è stata risolta con la rimozione della regola di base: “ Non posso mostrarmi debole”, attraverso le procedure di E.M.D.R. ed esercizi di visualizzazione.

La visione del film del passato ha visto situazioni in cui la madre, il padre, lo zio, i nonni e la comunità paesana di appartenenza gli parlavano, chiedevano scusa del comportamento avuto nei suoi confronti e rassicurato sul piano affettivo.

Queste visualizzazioni hanno comportato un positivo senso di auto-accettazione e  una presa di coscienza che non è una persona debole, ma un uomo realmente intelligente e capace, abile e benestante.

La cura ha avuto un notevole successo. Giovanni ha terminato entusiasticamente le sedute.

Nella seduta di controllo due mesi dopo, ha riferito ottimismo, incredulità e sensazione di sentirsi a proprio agio a casa, con gli amici e ovunque. Al lavoro è molto efficiente; sta prendendo in considerazione un aumento di responsabilità e un avanzamento di carriera.

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